Dite di me ciò che vi rende più sicuri.

Il mio stile di vita è avere risposte pronte a domande che nessuno mi ha mai posto e difficilmente mi porrà mai. Il mio studio non aspira alla conoscenza ma alla coltivazione compulsiva e ossessiva del dubbio, ottima pietanza per cene a base di insicurezza.

Comprendo meglio l’esigenza di chi vuol convincersi di avermi stanato, di aver scoperto il mio vero Io, spesso idealizzato e quindi più comodo, meno il mio rifiuto a fare altrettanto con chi mi circonda.

Sono un immobile per protesta e questo mi permette di mantenere, da tutti coloro che si definiscono dinamici, le dovute ed opportune distanze. Calcolo in ogni parola che pronuncio ogni possibile variante e quello che dico è un riassunto in brutta copia del contrario di ciò che ho voglia realmente di comunicare. La mia scostanza, in ogni circostanza, è una forma ragionata di affezione a quello che gli altri devono pensare che io sia.

Non sono un giocatore a cui piace calcolare le probabilità, scarto sempre le migliori carte per cercare di spuntarla con mani pessime.

A me non piace vincere ma riuscire, purchè anche questo accada di rado.

Alla stessa maniera tratto e imbastisco i miei rapporti interpersonali. Mai racconterei nulla di diverso, di me, rispetto a ciò che una persona dovrebbe sapere, che poi realmente, è nulla o poco più.

Ogni giorno sono una persona monotonicamente nuova e uguale a se stessa. Tedierei chiunque con spiegazioni su di me che nessuno, me per primo, vorrebbe ascoltare, in dialoghi in cui i punti interrogativi sono sempre piú numerosi e più facilmente accettabili dei semplici punti.

Sono un insonne cronico.

Per otto ore chiudo gli occhi, solo perché al buio, per quanto mi sforzi, non vedo quasi nulla nonostante spesso sogni e ragionamenti si fondano, l’uno prendendo il posto dell’altro.

Ho una bussola vicino al letto e davvero apprezzo molto che indichi sempre il nord ma non comprendo perché molti si ostinino a seguire quella direzione. Ho comprato una macchina a rate, una casa da ristrutturare e ho un cane che chiamo sempre con nomi diversi.

Soffro negli incolonnamenti, anche quelli che qualcuno crea ai bivi della vita ed io al massimo ho voglia di trascorrere quella che ho, senza file ai caselli.

Non cerco altra quotidianità se non esprimermi tramite la somma delle mie più grandi verità confezionate nell’ultima bugia che ti è parso di leggere.

Francesco Scollo

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